Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/496

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che si alzò, e passò nella guardaroba dov’erasi spogliato la sera prima.

«Il sultano, avvicinatosi al letto della principessa, e baciatala in fronte, secondo l’uso, le augurò il buon giorno, e chiesele sorridendo come si trovasse della notte passata; ma alzando il capo e guardandola con maggior attenzione, stupì estremamente veggendola in profonda melanconia, e ch’ella non gli dimostrasse, nè col rossore che avrebbe potuto salirle al volto, nè per verun altro segno, ciò che potesse soddisfare alla sua curiosità. Gli volse ella soltanto uno sguardo de’ più tristi, in modo denotante somma afflizione od un grande malcontento. Egli le disse ancora qualche altra parola; ma vedendo che non poteva cavarne risposta, s’immaginò lo facesse per pudore, ed andossene. Non lasciò tuttavia di sospettare qualche cosa di straordinario dal suo silenzio; talchè risolse di recarsi sul momento dalla sultana, alla quale fece il racconto dello stato in cui aveva trovata la figliuola, e dell’accoglienza ricevuta. — Sire,» gli disse la sultana, «ciò non deve sorprendere vostra maestà: non v’ha novella sposa che all’indomani delle sue nozze non osservi la medesima ritenutezza. Non sarà lo stesso fra due o tre giorni; allora essa riceverà come deve il sultano suo padre. Vado a trovarla,» soggiunse, «e m’inganno a partito se mi fa la stessa accoglienza. —

«Vestitasi la sultana, recossi dalla principessa, la quale non era ancor alzata: si accostò al letto, ed abbracciandola, le diede il buon giorno; ma alta fu la di lei sorpresa non solo perchè la figliuola non le rispondeva nulla, ma ben anche perchè, guardandola, si avvide ch’era in un grande abbattimento, il quale giudicar lo fece fossele accaduto qualche cosa cui non giungeva a penetrare. — Figlia,» le disse la sultana, «d’onde viene che sì mal corrispondete alle