Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/502

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figliuolo, e partecipatogli ciò che comunicato gli aveva il sultano, gl’ingiunse di non celargli la realtà, e dirgli se il tutto fosse vero. — Non ve la nasconderò, padre mio,» rispose il giovane; «tutto ciò che disse la principessa al sultano è assolutamente vero; ma ella non ha potuto dirgli i maltrattamenti che mi furono fatti in particolare; eccoli. Dopo il mio matrimonio, ho passato due notti le più crudeli che si possano immaginare, e non trovo espressioni sufficienti per descrivere al giusto, e con tutte le circostanze, i mali che mi toccò soffrire. Non vi parlo dello spavento provato sentendomi sollevare quattro volte nel letto, senza vedere chi lo alzasse e lo trasportasse da un luogo all’altro, e senza poter immaginarmi come ciò potesse accadere. Giudicherete voi medesimo dello stato angoscioso in cui mi sono trovato, quando vi dirò che passai due notti in piedi e nudo in camicia in una specie di cesso assai stretto, senza avere la libertà di movermi dal sito in cui stava, e senza poter fare alcun movimento, benchè non mi vedessi davanti verun ostacolo che verosimilmente potesse impedirmelo. Dopo ciò, non è d’uopo estendermi più oltre onde farvi la minuta esposizione de’ miei patimenti. Non vi nasconderò che ciò non m’impedì di avere per la principessa mia sposa tutti i sentimenti d’amoro, di rispetto e riconoscenza ch’ella merita; ma vi confesso di buona fede che ad onta di tutto l’onore e lo splendore che deve su me ridondare per aver isposata la figlia del mio sovrano, preferirei morire piuttosto che vivere più a lungo in sì alta parentela, se fa d’uopo sopportare trattamenti tanto sgradevoli come quelli da me sofferti. Non dubito che anche la principessa non sia del medesimo mio sentimento, e converrà anch’essa facilmente che la nostra separazione non è men necessaria pel suo che pel mio riposo. Epperò, padre mio, vi sup-