Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/515

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sare per tutti i gradi di calore, secondo le varie parti del bagno, ei ne uscì, ma tutto diverso di quando eravi entrato, fresco il colorito, bianco e vermiglio, e col corpo leggero e disposto. Rientrò quindi nella sala, ma non vi trovò più l’abito spogliato, avendo il genio avuto cura di mettervi in sua vece quello richiestogli, e la cui magnificenza sorprese Aladino appena lo vide. Se ne vestì dunque coll’aiuto del genio, ammirandone ogni parte secondo che l’indossava, tanto era superiore a ciò ch’egli avrebbe mai potuto immaginare. Quand’ebbe finito, il genio lo riportò a casa nella stessa camera d’onde avevalo preso, indi gli domandò se avesse altro da comandargli. — Sì,» rispose Aladino; «aspetto da te che mi conduca all’istante un cavallo, il quale superi in bellezza e bontà il destriero più pregiato che esista nelle scuderie del sultano, e la cui gualdrappa, la sella, la briglia e tutto il fornimento siano del valore d’oltre un milione. Domando pure che tu mi faccia nel medesimo tempo venire venti schiavi, vestiti col medesimo sfarzo di quelli che hanno portato il presente, per camminarmi a’ fianchi ed in coda, e venti altri con simili onde precedermi in due file. Fa parimenti venire a mia madre sei schiave per servirla, ciascuna vestita almeno come le schiave della principessa Badrulbudur, portante ciascuna un abito compito, magnifico e pomposo come se fosse per la sultana. Ho d’uopo inoltre di diecimila pezze d’oro in dieci borse. Ecco,» soggiunse, «quanto aveva da comandarti. Va, e fa presto. —

«Aladino ebbe appena finito di dare i suoi ordini al genio, che questi disparve, facendosi in breve rivedere col cavallo, coi quaranta schiavi, dieci dei quali portavano una borsa di mille pezze d’oro cadauno, e con sei schiave, ognuna delle quali aveva sulla testa un abito diverso per la madre di Aladino,