Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/640

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seguito da cinque facchini, carichi, al par di me, della stessa roba, con cui riempii un soppalco della mia abitazione. Pagai i facchini della loro fatica, e quando furono partiti, sedei alcuni momenti per rimettermi dalla stanchezza; allora volsi gli occhi al sito dove aveva lasciato il vaso di crusca, e più nol vidi.

«Non so esprimere a vostra maestà la mia sorpresa, nè l’effetto che ne risentii in quel momento. Domandai precipitosamente a mia moglie cosa ne fosse avvenuto; ed ella mi raccontò il bel negozio fatto, come di cosa, in cui credeva aver guadagnato moltissimo.

«— Ah, sciagurata donna!» sclamai; «ignorate il male, che ne faceste a tutti, a me, a voi, ai vostri figliuoli, stringendo un contratto che ci rovina senza rimedio! Credeste vendere un po’ di crusca, ma con essa avete arricchito il vostro venditore di terra da pulire, di cento novanta pezze d’oro, delle quali Saadi, accompagnato dal suo amico, avevami poco fa fatto dono per la seconda volta. —

«Mancò poco che mia moglie non si disperasse quando seppe il gran fallo da lei commesso per ignoranza. Si lamentava, batteasi il petto, strappavasi i capelli, lacerandosi l’abito ond’era coperta. — Me disgraziata!» sclamava; «son io degna di vivere dopo uno sbaglio sì enorme? Dove troverò quel venditore di terra? Io non lo conosco; non è passato per la contrada che questa sola volta, e forse noi rivedrò più mai. Ah! marito,» soggiunse, «avete gran torto; perchè essere così riservato a mio riguardo in un affare di tal importanza? Ciò non sarebbe accaduto, se mi aveste partecipato il segreto. —

«Non la finirei più se volessi riferire a vostra maestà tutto ciò che il dolore le mise allora in bocca. Ella non ignora quanto siano eloquenti le donne nel loro cordoglio.