Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/734

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NOTTE CCCLXXXI

STORIA

DEL CAVALLO INCANTATO.


Scheherazade, continuando a raccontare al sultano delle Indie le sue dilettevoli storielle, alle quali egli pigliava tanto piacere, cominciò a narrargli in tal guisa quella del cavallo incantato.

— Sire,» diss’ella, «come vostra maestà non ignora, il Nuruz, vale a dire il giorno novello, ch’è il primo dell’anno e della primavera, così detto per eccellenza, è una festa sì solenne ed antica in tutta l’estensione della Persia da’ primi tempi dell’idolatria, che la religione del nostro profeta, pura qual è, e che noi teniamo per la vera, introducendovisi, non ha potuto sino ad ora pervenire ad abolirla, benchè dir si possa esser dessa tutta pagana, e che le cerimonie che vi si osservano sono superstiziose. Senza parlare delle grandi e piccole città, non v’ha borgo, villaggio o casale, in cui non sia celebrata con istraordinarie allegrezze.

«Ma le allegrezze che si fanno alla corte, le superano tutte infinitamente per la varietà degli spettacoli sorprendenti e nuovi, e la quantità dei forastieri degli stati limitrofi, ed anche dei più lontani, attirati dalle ricompense e liberalità dei monarchi verso quelli che distinguevansi sopra gli altri colle invenzioni e l’industria loro; di modo che nulla si vede nelle altre parti del mondo che pareggiar possa tanta magnificenza.