Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/579

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convegno. Così, possiamo scegliere per punto di riunione la bottega del barbiere Elhadj Meyud, il Mogrebino. —

«Si posero dunque in cammino ciascuno dalla sua parte. Il primo ad incontrare la vecchia fu l’asinaio. — Ah! sei tu, maladetta vecchia?» le gridò «Fai questo mestiere da gran pezzo? dov’è il mio asino? — Figliuolo,» rispose quella, «io sono una povera donna attempata; abbiate pietà di me. Ho dato il vostro asino in custodia a quel barbiere laggiù, che ha nome Elhadj Meyud, il Mogrebino. Attendete qui un istante, e vi prometto ch’egli vi restituirà il vostro asino.» Delileh, colle lagrime agli occhi, andò dal barbiere, e baciategli le mani: — Ecco là,» gli disse, «mio figlio che ha la disgrazia d’aver qualche cosa da accomodare nel cervello. Notte e giorno grida di continuo: Il mio asino! I medici m’hanno detto che, per guarirlo, non v’ha altro rimedio se non applicargli cantaridi alle tempie. Ecco una pezza d’oro, fatemi il piacere di chiamarlo: basterà dirgli che avete il suo asino, ed allora applicategli in modo conveniente le cantaridi. — Sarete contenta di me,» disse il barbiere, e nel medesimo tempo ordinò al garzone di mettere al fuoco i ferri per farli arroventare. — Vieni, vieni,» gridò poi all’asinaio, «la tua bestia è qui.» Accorse il dabben uomo, ed il barbiere, aiutato dai compagni, lo condusse in un luogo oscuro, dove legarongli piedi e mani — Il mio asino! il mio asino!» gridava egli di continuo. — Tua madre,» disse il barbiere, «ci ha prevenuti della tua pazzia, e che giorno e notte gridavi al tuo asino. Abbi pazienza, te la faremo passare; è l’affare d’un istante.» E sì dicendo, lo cauterizzò coi ferri arroventati.

«Durante l’operazione, Delileh non aveva perduto il tempo, ed ammassato quanto trovavasi nella bottega, se l’era portato via. Allorchè il barbiere, rientrando,