Pagina:Le murate di Firenze, ossia, la casa della depravazione e della morte.djvu/14

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l’interno del fabbricato, bisogna entrar la porta, salir le scale, e tutto attentamente osservare. Tanto potrai fare un giorno, se ci riuscirà a vincere la ritrosia dell'amico, e aver l'opera stampata.

Era scorso già un mese, da che io avevo finito di leggere gli scritti dell'amico, e non lo vedeva ancora, e non riceveva sue lettere. Io era impaziente, smanioso di conoscere qual fosse il suo pensiero intorno a questi scritti, che a quanto appariva dalla prefazione, furon da lui fin da primo destinati alla stampa. Passò qualche giorno ancora e fu di ritorno a Firenze; venne a farmi visita e fu adesso che fra noi ebbe luogo un lungo dibattimento, parte del quale ti scrivo.

— Amico, diceva io, ho letto con gran piacere e soddisfazione il tuo lavoro: bisogna metterlo in pronto per la stampa.
— Ecco fatto! stampare! presto detto, ma sappi caro, che la pazza smania di farmi ridere la non m'è entrata ancora in corpo.
— Dunque tu mi stimi un adulatore, ovver un imbecille?
— Nè l'uno, nè l'altro; ti credo anzi e ti so schietto e molto assennato, ma so insieme che tu mi sei grandemente affezionato, e che hai di me un concetto troppo vantaggioso. I molti difetti del mio scritto, agli occhi di un uomo così prevenuto, appariscono molto minori di quel che sono in realtà, e quel che può esservi di buono raggia di tanto splendore e così spiccato giganteggia, che per molto ed è poco. Prima di mettere un'opera sotto gli occhi del pubblico fa duopo pensarci e pensarci bene.
— Io non pretendo che tu te ne stia al mio giudizio solo; la tua riflessione è giustissima, la prudenza non è mai troppa. Metti in buona forma il tuo lavoro