Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/245

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242 trattato della sfera

tali dalli antichi conosciute. E così, assolutamente parlando, la longitudine d’un luogo altro non importa, che la distanza del meridiano di detto luogo dal meridiano dell’Isole Fortunate, misurata da occidente verso oriente nel circolo equinoziale.

La cognizione di queste dimensioni serve principalmente all’intelligenza e descrizione della geografia: perciò che, sapendosi la longitudine e latitudine d’un luogo, si ritroverà il suo sito sopra la carta o globo geografico, non potendo ad altro che ad un sol punto convenire la medesima latitudine con l’istessa longitudine congiunta. Ma, separatamente, tutte le città o altri luoghi che saranno sotto ’l medesimo meridiano, averanno la medesima longitudine; e così parimente i siti collocati sotto l’istesso parallelo hanno la latitudine istessa: ma sotto un tal meridiano e tale parallelo non è costituito altro che un sol punto; e però, conosciuta la longitudine e latitudine d’un luogo, sarà ritrovato il sito suo.

Il modo di prendere e trovare le latitudini è facilissimo, perchè tanta è la latitudine, quanta la elevazione del polo. Del luogo dunque del quale vogliamo trovare la latitudine, prendasi col quadrante l’elevazione del polo; che tanta sarà la distanza dal zenit all’equinoziale.

Ma per pigliare le longitudini, è necessario aver qualche osservazione d’alcuna ecclisse, e massimamente lunare, fatta nel luogo del qual cerchiamo la longitudine, e nell’Isole Canarie; perchè da tale osservazione verremo in cognizione della distanza del meridiano del luogo dal primo meridiano. Il che acciò meglio s’intenda, con essempio faremo manifesto. Si cerca la longitudine di Venezia: occorre questa sera l’ecclisse della luna, la quale oscurazione in Venezia comincia dieci ore doppo mezo giorno: si osserva la medesima oscurazione nel-l’Isole Fortunate, ed aviamo dalle relazioni fatteci, che il suo principio fu otto ore doppo mezo giorno: adunque il sole arriva al nostro meridiano due ore avanti che al meridiano dell’Isole Fortunate; dal che è manifesto, tali due meridiani esser fra di loro distanti, quanto importa il moto di due ore. Ma perchè in 24 ore passa tutto l’equinoziale, dunque in due ore ne passeranno trenta gradi; e però, nel tempo che il sole andò da questo all’altro meridiano, passorno 30 gradi d’equinoziale: tanta adunque è la longitudine di Venezia.

21. per esplicare le, c, a, m — 27. la quale oscurata in, a, m; la quale osservata in, r —