Pagina:Le opere di Galileo Galilei IX.djvu/221

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contro il portar la toga. 217

     110Antepon l’oste a i suoi lavoratori,
     E da i padron1 fa i sudditi diversi:
Dov’in que’ tempi2 non eran signori,
     Conti, marchesi o altri3 bacalari,
     Nè anche poveracci o servidori4.
115Tutti quanti eron uomini ordinari,
     Ognun si stava ragionevolmente,
     Eron tutti5 persone nostre pari,
E ciascun del6 compagno era parente;
     Se non era parente, gli era amico7;
     120Se non amico, al manco conoscente.
Credi pur ch’ella sta8 com’io ti dico,
     Che ’l vestir panni e simil fantasie
     Son tutte quante invenzion del Nimico;
Come fu quella dell’artiglierie,
     125E delle streghe e dello spiritare,
     E degli altri incantesimi e malie.
Un’altra cosa mi fa9 strabiliare,
     E sto per dirti quasi ch’io c’impazzo,
     Nè so trovar com’ella10 possa stare:
130Ed è, che se qualcun per11 suo sollazzo,
     Sendo ’ngegnoso e alto di cervello,
     Talor va ignudo, e’ dicon che gli è12 pazzo:
I ragazzi gli gridan: Véllo, véllo;
     Chi gli fa pulce secche e chi lo morde,
     135Traggongli sassi13 e fannogli il bordello;
Altri lo vuol legar con delle corde,
     Come se l’uomo fusse una vitella:
     Guarda se le persone son balorde!
E se tu credi che questa sia bella,
     140E’ bisogna che ’n cielo, al parer mio14,
     Regni qualche pianeto o qualche stella.

  1. 111. dal padron, E
  2. 112. Però ’n que’ tempi, E, s
  3. 113. Duchi, marchesi, E, s — e altri, B, C
  4. 114. e servitori, F
  5. 117. tutte, B, C, D, F, G
  6. 118. Ciascuno del, D, F, G
  7. 119. Se non gli era parente, F, G — egli era amico, B, C
  8. 121. Or di’ pur, C — che la stia, E
  9. 127. fammi, D, F, G
  10. 129. Nè so veder come la, E, s
  11. 130. Ed è, se qualchedun per, F
  12. 132. ignudo, dicon, E, s — nudo, è detto ch’egli è, D, F, G
  13. 135. Traggongli i sassi, D, E, F, G, s
  14. 140. a parer mio, s