Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/314

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310 lettera

che ci dà S. Agostino, intorno all’andar con riguardo nel determinar resolutamente sopra le cose oscure e difficili ad esser comprese per via del solo discorso; mentre, parlando pur di certa conclusione naturale attenente a i corpi celesti, scrive così: [Lib. sec. De Genesi ad literam, in fine.]Nunc autem, servata semper moderatione piae gravitatis, nihil credere de re obscura temere debemus, ne forte quod postea veritas patefecerit, quamvis libris sanctis, sive Testamenti Veteris sive Novi, nullo modo esse possit adversum, tamen propter1 amorem nostri erroris oderimus.

È accaduto poi che il tempo è andato successivamente scoprendo a tutti le verità prima da me additate2, e con la verità del fatto la3 diversità degli animi tra quelli che schiettamente e senz’altro livore non ammettevano per veri tali scoprimenti, e quegli che all’incredulità aggiugnevano qualche affetto alterato: onde, sì come i più intendenti della scienza astronomica e della naturale restarono persuasi al mio primo avviso, così si sono andati quietando di grado in grado gli altri tutti che non venivano mantenuti in negativa o in dubbio da altro che dall’inaspettata novità e dal non4 aver avuta occasione di vederne sensate esperienze; ma quelli che, oltre all’amor del primo errore, non saprei qual altro loro immaginato interesse gli rende non bene affetti non tanto verso le cose quanto verso l’autore, quelle5, non le potendo più negare, cuoprono sotto un continuo silenzio, e divertendo il6 pensiero ad altre fantasie, inacerbiti più che prima da quello onde gli altri si sono addolciti e quietati, tentano di progiudicarmi con altri modi. De’ quali io veramente non farei7 maggiore stima di quel che io mi abbia fatto dell’altre contradizzioni, delle quali mi risi sempre, sicuro dell’esito che doveva avere8 ’l negozio, s’io non vedessi che le nuove calunnie e persecuzioni non terminano nella molta o poca dottrina, nella quale io scarsamente pretendo, ma si estendono a tentar di offendermi con macchie che devono essere e sono da me più aborrite che la morte, so né devo contentarmi che le sieno conosciute per ingiuste da quelli solamente che conoscono9 me e loro, ma da ogn’altra persona ancora10. Persistendo dunque nel primo loro instituto, di voler con ogni immaginabil maniera11 atterrar me e le cose mie; sapendo come io ne’12 miei

  1. la verità prima da me additata
  2. io non farei
  3. ogni immaginata maniera
  4. adveraum, propter
  5. fatto si e fatta palese la, s
  6. e da non, s
  7. l’autore di quelle, s
  8. e divertono il, s
  9. che doveria avere, s
  10. conoscano, G
  11. persona. Persistendo, s
  12. come ne, G