Pagina:Le opere di Galileo Galilei XVII.djvu/53

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54 28 - 29 MARZO 1637. [3454-3466] trovo burlato, volendomi egli pagare in tanti crediti : o così, con questi aggira- menti, io ancora apparisco scialaquatore di parole, che ho dato intenzione a V. S. di rimborsarla prontamente de gli d.^ 80 prestati a mia contemplazione, e poi con qualche dilazione del resto. Suplico però V. S. con tutto l'affetto, che non ascriva questi allungamenti a vizio della mia natura, anzi gli stimi più presto io necessarii che volontarii; e mentre che io m'ingegnerò di purgare una volta queste contumacie, mi onori di qualche suo comandamento, mentre co '1 fine gli faccio debita reverenza. Da S.*^ Maria a Campoli, 28 Marzo 1637. Di V. S. molto 111.'" et Ecc.™^ Devotiss."^^ e Oblig."^^ Se.^^ Alessandro Ninci. . DANIELE SPINOLA a GALILEO in Firenze. Genova, 29 marzo 1637. Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 285. — Autografa. Molto III"" et Ecc.^' Sig.' mio Oss.^^ Debito di - qualunque huomo ci vive parmi che sia l'onorar la virtù ; la quale quando in sommo grado si truova congiunta alle più nobili scienze in un suggetto, io stimo cbe all' atteismo s' accosti cbi non la riverisce in quello come cosa divina. Perlochè V. S., da cui le filosoficlie e matematiche discipline, state sin ora cieche, han ricevuto il vedere, non dovrà riputarmi per ardito soverchio, se, sconosciuto, vengo con queste righe a testificarle l'osservanza che io verso di lei professo, parto della maraviglia che vive in tutti i cuori, e spezialmente nel mio, del sovrumano sapere di V. S.: giachè, non valendo io di vantaggio, in questa carta presentole un obbUgo di perpetua servitù. La quale, avvegna che io gran tempo habbia da che ella in me nacque, non ho mai osato però di pale- sargliela, dono stimandola agli alti meriti suoi sproporzionato; ma, sovvenutomi esser un cuor sincero volentieri accettato anche da Dio, ho dato bando a quel rispetto, come troppo nocivo al mio bene, che alla mia fortuna toglieva il modo di poter avanzarsi con alcun comandamento di V. S., non messo più in dubbio eh' ella sia per accettarmi nel numero de' suoi più devoti : il che se, come io bramo, mi avviene, giusta cagione havrò sempre di gloriarmi di essere stato dal gran Galileo, cioè a dire dal miracolo di tutti i secoh, riconosciuto per suo am- miratore. Ma se V. S. punto gradisce l'ossequiosa mia volontà, diamene arra, ne