Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/108

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108 Le poesie di Catullo


Ma benchè degli Dei l’orma serena
     Su me passa le notti, ed all’antico
     102Seno di Teti il novo dì mi mena,

(Vergin Ramnusia, con tua pace il dico:
     Chè per tema non fia ch’io taccia il vero,
     105Nè se degli astri il motteggiar nemico

Mi lacerasse, io patirei che intero
     Non uscisse dal petto il pensier mio
     108Sciolto da’ lacci d’ogni vil mistero)

Pur di tanto io non vo lieta, che il rio
     Senso non mi martelli, aimè, che ognora
     111Dal capo amato ognor lungi son io!

Ah, che tesor di sirj unguenti allora
     Io beeva, che ancor vergine e lunge
     114D’altre cure vivea la mia signora!

Deh voi, cui nuzial teda congiunge
     Nel sospirato dì, non consegnate
     117Le membra a lui cui pari amor compunge;

Gittato il verginal velo, non date
     Nude le mamme, pria che a me gioconde
     120Libagioni abbia l’onice versate: