Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/80

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80 Le poesie di Catullo


5Or te, colonna di Tessaglia, io canto,
     O Peleo, te cui dall’insigni tede
     Crebbe decoro e a cui dei santi il santo
     Dei numi il padre l’amor suo già diede.
     E sua tu fosti che di bella hai vanto
     Fra quante in mar figlie di Nereo han sede?
     E la nipote sua trar dalle braccia
     Si lasciò Teti e il mar che il mondo abbraccia?

6Giunge il tempo alle nozze, e la bramata
     Alba non prima appar, che a stuolo, a schiera,
     Doni recando, alla magion beata
     Festeggiante si trae Tessalia intera.
     E Sciro e Tempe e Ftia sola è lasciata,
     Si spopola Cranon, Larissa altera:
     Tutti la brama di Farsaglia invase,
     Tutti a gremir van le farsalie case.

7Nessun dei campi al placido lavoro
     O l’umil vigna a rastrellare attende;
     Ammorbidisce ai bovi il collo; il toro
     Col vomer curvo il suol duro non tende;
     Nè gli alberi a potare e scemar loro
     L’ombre soverchie alcun la falce prende;
     Tacciono l’opre; rugginoso ed atro
     Si fa nell’ozio il già lucente aratro.