Pagina:Le rime di Lorenzo Stecchetti.djvu/638

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606 adjecta.


     40E grida: «Senza gioia e senza luce,
martiri del lavoro e degli stenti
moriamo e il pane ancor ci si rifiuta.
Aprimmo il solco e non per noi produce,
altri ha le lane e noi guardiam gli armenti,
45altri ha la messe e noi l’abbiam mietuta.
Nuovo un tiranno i servi suoi riduce
a maledir la vita
e, come bruti a litigar le ghiande;
ci calca inferocita
50la gente nuova che facemmo grande,
ma lieto il dì della riscossa arriva:
corriamo all’armi e la giustizia viva!»

     Deh! soccorri, o Signor! Più non ci giova
rinnovar le catene ed i tormenti
55o sfrenar birri alle cercate stragi.
Troncata l’idra i capi suoi rinnova
e i pubblicani ed i giudei dolenti
tremano su gli scrigni e nei palagi
dove il tripudio del goder si prova.
60La turba macilente
accorre e di morir non ha paura
poi che, soffrendo, sente
che a lei la vita e non la morte è dura....
Deh, Signor, ci soccorri e se al desio
65mancan le Guardie, ci difenda Iddio!