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Pagina:Le rime di M. Francesco Petrarca I.djvu/402

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DEL TEMPO. 319

Volgerà il sol non pure anni ma lustri
     E secoli, vittor d’ogni cerebro,
     105E vedrà il vaneggiar di questi illustri.
Quanti fur chiari tra Peneo ed Ebro
     Che son venuti e verran tosto meno!
     Quanti sul Xanto e quanti in val di Tebro!
Un dubbio, iberno, instabile sereno,
     110È vostra fama, e poca nebbia il rompe;
     E ’l gran tempo a’ gran nomi è gran veneno.
Passan vostre grandezze e vostre pompe,
     Passan le signorie, passano i regni;
     Ogni cosa mortal Tempo interrompe,
115E ritolta a’ men buon, non dà a’ più degni;
     E non pur quel di fuori il Tempo solve,
     Ma le vostre eloquenzie e’ vostri ingegni.
Così fuggendo il mondo seco volve,
     Né mai si posa né s’arresta o torna,
     120Finché v’ha ricondotti in poca polve.
Or, perché umana gloria ha tante corna,
     Non è mirabil cosa s’a fiaccarle
     Alquanto oltra l’usanza si soggiorna;
Ma quantunque si pensi il vulgo o parle,
     125Se ’l viver vostro non fusse sì breve,
     Tosto vedresti in fumo ritornarle. -
Udito questo, perché al ver si deve
     Non contrastar ma dar perfetta fede,
     Vidi ogni nostra gloria al sol di neve;
130E vidi il Tempo rimenar tal prede
     De’ nostri nomi, ch’io gli ebbi per nulla,
     Benché la gente ciò non sa né crede:
Cieca, che sempre al vento si trastulla
     E pur di false opinïon si pasce,
     135Lodando più il morir vecchio che ’n culla.
Quanti son già felici morti in fasce!
     Quanti miseri in ultima vecchiezza!
     Alcun dice: - Beato chi non nasce. -