Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/37

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87. Come noi abbiamo stabilito qui sopra un’armonia perfetta fra i due regni naturali, l’uno delle cause efficienti, l’altro delle finali; così dobbiamo qui osservare un’altra armonia fra il regno fisico della natura, e il regno morale della grazia, cioè fra Dio considerato come architetto della macchina dell’universo, e Dio considerato come monarca della città divina degli spiriti.

88. Quest’armonia fa che le cose adducano alla grazia per le stesse vie della natura; e che questo mondo, per esempio, debba essere distrutto e riparato per mezzo delle vie naturali, quando ciò chiegga il governo degli spiriti pel castigo degli uni, e la ricompensa degli altri.

89. Si può dire ancora che Dio come architetto contenta in tutto Dio, come legislatore; e che eziandio i peccati debbono portare la loro pena con sè stessi per l’ordine della natura, e in virtù stessa della struttura meccanica delle cose; come le belle azioni conseguiranno le loro ricompense per vie macchinali per rispetto ai corpi, quantunque ciò non possa, nè debba accadere sempre sul momento.

90. In fine sotto questo governo perfetto non vi sarebbero di buone azioni senza ricompensa, nè di cattive senza castigo; e tutto deve riuscire al bene de’ buoni, cioè a dire di quelli, che non sono inquieti in questo grande stato, che si confidano alla provvidenza, dopo avere adempito al proprio debito, e che amano ed imitano, come conviene, l’autore di ogni bene, compiacendosi nella considerazione delle sue per-

    derj della umanità: e sarà quindi l’ultima perfezione del vivere civile, cui è incamminata, ed aspira da tanti secoli.