Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/30

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viii giorgio vasari

nè manco dipinto quel figurato che e’ vi vedeva; e tornando col passo a dietro, Lionardo lo tenne, dicendo: Questa opera serve per quel che ella è fatta; pigliatela dunque, e portatela, chè questo è il fine che dell’opere s’aspetta. Parse questa cosa più che miracolosa a ser Piero, e lodò grandissimamente il capriccioso discorso di Lionardo; poi comperata tacitamente da un merciaio un’altra rotella dipinta d’un cuore trapassato da uno strale, la donò al villano, che ne li restò obbligato sempre mentre che e’ visse. Appresso vendè ser Piero quella di Lionardo secretamente in Fiorenza a certi mercatanti cento ducati, ed in breve ella pervenne alle mani del duca di Milano, vendutagli trecento ducati da’ detti mercatanti.1

Fece poi Lionardo una Nostra Donna in un quadro che era appresso papa Clemente VII, molto eccellente; e fra l’altre cose che v’erano fatte, contraffece una caraffa piena d’acqua con alcuni fiori dentro, dove, oltra la maraviglia della vivezza, aveva imitato la rugiada dell’acqua sopra, sì che ella pareva più viva che la vivezza.2 Ad Antonio Segni, suo amicissimo, fece in su un foglio un Nettuno, condotto così di disegno con tanta diligenzia, che e’ pareva del tutto vivo. Vedevasi il mare turbato ed il carro suo tirato da’ cavalli marini con le fantasime, l’orche ed i noti, ed alcune teste di dèi marini bellissime; il quale disegno fu donato da Fabio suo figliuolo a messer Giovanni Gaddi, con questo epigramma:

Pinxit Virgilius Neptunum, pinxit Homerus;
     Dum maris undisoni per vada flectit equos.
Mente quidem vates illum conspexit uterque,
     Vincius ast oculis; jureque vincit eos.3

Vennegli fantasia di dipingere in un quadro a olio una testa d’una Medusa, con una acconciatura in capo con uno aggruppamento di serpe, la più strana e stravagante invenzione che si possa imaginare mai; ma come opera che portava tempo, e come quasi interviene in tutte le cose sue, rimase imperfetta. Questa è fra le cose eccellenti nel palazzo del duca Cosimo,4 insieme con una testa d’uno angelo, che alza un braccio in aria, che scorta dalla spalla al gomito venendo innanzi, e l’altro ne va al petto con una mano.5 È cosa mirabile che quello ingegno, che avendo desiderio di dar sommo rilievo alle cose che egli faceva, andava tanto con l’ombre scure a trovare i fondi de’ più scuri che cercava neri che ombrassino e fussino più scuri degli altri neri, per fare che ’l chiaro, mediante quegli, fussi più lucido; ed

  1. Da gran tempo non se ne ha più notizia.
  2. Credesi esser quella posseduta dal principe Borghese a Roma. (Amoretti, pag. 168).
  3. La galleria Gaddi fu venduta, e non sappiamo qual destino avesse il disegno ora descritto.
  4. Sussiste benissimo conservata nella galleria di Firenze, nella sala ove sono i quadri di piccola mole, appartenenti alla scuola toscana. La stampa a contorni vedesi nel t. III della prima serie della Galleria di Firenze illustrata, tav. cxxviii.
  5. Quest’angelo, creduto per lungo tempo smarrito, fu trovato da un negoziante e ristauratore di quadri presso un rigattiere, ma in istato così mal concio che vari professori e intendenti, cui per l’avanti era caduto sott’occhio, non avevano neppur sospettato che fosse opera di Leonardo: nondimeno il nominato ristauratore colle industrie dell’arte sua giunse a dargli un aspetto plausibile e tale da pretenderne buona somma. Fu acquistato dipoi da un signore russo.