Pagina:Leonardo prosatore.djvu/106

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sendo tu la magiore), perchè non li aiuti a ciò che ti possin poi darti li lor figlioli in benefizio della tua gola, colla quale tu ài tentato farti sepoltura di tutti li animali? e più oltre direi, se ’l dire il vero mi fussi integralmente lecito. Non usciam delle cose umane dicendo una somma iscellerataggine, la qual non accade nelli animali terrestri, imperò che in quelli non si trova animali che mangino della loro spezie se non per mancamento di celabro (imperò che infra loro è de’ matti, come infra li omini, benchè non sieno in tanto numero), e questo non accade se non ne li animali rapaci, come nella spezie leonina e pardi, pantera, cerveri, catte e simili, li quali alcuna volta si mangiano i figlioli; ma tu, oltre alli figlioli, ti mangi il padre, madre, fratelli e amici, e non ti basta questo, che tu vai a caccia per le altrui isole pigliando li altri omini; e quelli.... fai ingrassare e te li cacci giù per la tua gola1! Or non produce natura tanti semplici che tu ti possa saziare? e se non ti contenti de’ semplici, non poi tu con la mistion di quelli fare infiniti composti come scrisse il Platina2 e li altri altori di gola?

E se alcuno se ne trova vertuoso e bono nollo scacciate da voi, fateli onore, a ciò che non abbia

  1. Allude certamente a costumi di popoli antropofaghi di cui gli era giunta notizia.
  2. Bartolomeo Sacchi, detto il Platina. L’opera a cui il V. allude è l’Opusculum de obsoniis ac honesta voluptate, tradotto in italiano alla fine del Quattrocento (Cividale, 1481) in cui dà precetti per comporre cibi coi semplici vegetali.