Pagina:Leonardo prosatore.djvu/192

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e ciglia e di tutta la persona, nel voler isprimere il concetto dell’animo loro.

E non ti ridere di me, perchè io ti preponga un precettore sanza lingua, il quale t’abbia a insegnare quell’arte che lui non sa fare, perchè meglio t’insegnerà co’ fatti, che tutti li altri con le parole. E non sprezzare tal consiglio, perchè loro sono li maestri de’ movimenti, e intendono da lontano di quel che uno parla quando egli accomoda li moti delle mani co’ le parole.

Dello imparare li movimenti de l’omo.

Li movimenti de l’omo vogliono essere imparati, dopo la cognizione delle membra e del tutto, in tutti li moti delle membra e gionture; e poi con breve notazione di pochi segni vedere l’actioni delli omini nelli loro accidenti, sanza che essi s’avvedino che tu li consideri, perchè se s’avvederanno di tal considerazione, aranno la mente occupata a te, la quale arà abbandonato la ferocia del suo atto, al quale prima la mente era tutta intenta, com’è quando doi irati contendano insieme, e che a ciascuno pare avere ragione, li quali con gran ferocità movano le ciglia e le braccia e li altri membri con atti appropriati alla loro intenzione e loro parole, il che far non potresti se tu li volessi far fingere tal ira o altro accidente, come riso, pianto, dolore, ammirazione, paura e simili; sì che per questo sia vago di portar con teco un piccolo libretto di carte... e con lo stile d’argento nota con brevità tali movimenti, e simil-