Pagina:Leonardo prosatore.djvu/241

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

237


altri, colle man giunte e le dita insieme tessute, morde, e con sanguinosi morsi quelle divoravan, piegandosi col petto alle ginocchia per lo immenso e insopportabile dolore.

Vedeansi li armenti delli animali, come cavalli buoi, capre, pecore, esser già attorniate delle acque e essere restate in isola nelle alte cime de’ monti, già restrigniersi insieme, e quelli del mezzo elevarsi in alto, e camminare sopra delli altri, e fare infra loro gran zuffe, de’ quali assai ne morivan per carestia di cibo.

E già li uccelli si posavan sopra li omini e altri animali, non trovando più terra scoperta che non fussi occupata da’ viventi; già la fame, ministra della morte, avea tolto la vita a gran parte delli animali, quando li corpi morti già levificati si levavano dal fondo delle profonde acque e surgevano in alto, e in fralle combattenti onde, sopra le quali si sbattevano Tun nell’altro, e, come palle piene di vento, risaltavan indirieto dal sito della lor percussione, questi1 si facevan basa de’ predetti morti. E sopra queste maladizioni si vedea l’aria coperta di oscuri nuvoli, divisi dalli serpeggianti moti delle infuriate saette del cielo, alluminando or qua or là in fralla oscurità delle tenebre.

  1. Gli uccelli.