Pagina:Leonardo prosatore.djvu/243

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

239


quella cosa ch’è più visina all’obbietto più partecipa della sua natura, e facendo il foco pendere in colore rosso, farai tutte le cose alluminate da quello ancora loro rosseggiare, e quelle che sono più lontane a detto foco più sieno tinte del colore nero della notte. Le figure che sono fra te e ’l foco apparischino scuri in nella chiarezza d’esso foco, perchè quella parte d’essa cosa che vedi è tinta dalla oscurità della notte e non della chiarezza del foco, e quelli che si trovano dai lati sieno mezzi oscuri e mezzi rosseggianti, e quelli che si possano vedere dopo e termini1 delle fiamme saranno tutti alluminati di rosseggiante lume in campo nero. In quanto a li atti, farai quelli che li sono presso farsi scudo co’ le mani e co’ mantegli a riparo del superchio calore, e torti col vulto in contraria parte mostrare fugire; quelli più lontani, farai gran parte di loro farsi [riparo] co’ le mani alli occhi offesi [dal] superchio splendore.

Del figurare l’autunno.

Nello autunno farai le cose secondo l’età di tal tempo, cioè nel principio li alberi cominciare a impallidire le foglie ne’ più vecchi rami, più o meno secondo che la pianta è figurata in loco sterile o fertile, e ancora più pallide e rosseggianti a quelle specie d’alberi i quali furono primi a fare i loro frutti. E non fare, come molti fanno, a tutte le sorti

  1. I contorni.