Pagina:Leonardo prosatore.djvu/252

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Fa da1 seccare il Navilio e nettare i canali.

Tutti i popoli obbediscano e so’ mossi da lor magnati, e essi magnati si collegano, e costringano co’ signori per due vie: o per sanguinità, o per roba sanguinata; sanguinità, quando i loro figlioli sono, a similitudine di statichi, sicurtà e pegno della lor dubitata fede; roba, quando tu farai a ciascun d’essi murare una casa o due dentro alla tua città della qual lui ne tragga qualch’entrata. E trarra’ di dieci città cinquemila case con trentamila abitazioni, e disgregherai tanta congregazione di popolo, che a similitudine di capre, l’uno adesso all’altro stanno, empiendo ogni parte di fetore, si fanno semenza di pestilente morte2.

E la città si fa di bellezza compagna del suo nome3, e a te di utile dati, e fama eterna del suo accrescimento...

Quel forestiero che arà la casa in Milano, spesse volte accaderà che, per istare in più magno loco, esso si fa abitatore della sua casa; e chi mura ha pur qualche ricchezza, e con questo modo la poveraglia sarà disunita da simili abitatori; e se essi dazi4

cresceranno, e la fama della magnitudine; e se pure lui in Milano abitare non vorrà, esso sarà fedele, per non perdere il frutto della sua casa insieme col capitale.

  1. Di.
  2. Siffatto accenno rende ragionevole l’ipotesi che questa proposta a Ludovico il Moro sia stata scritta da Leonardo durante la pestilenza che desolò Milano dal 1484 all’85.
  3. E la città si fa illustre di bellezza come già è famosa per potenza.
  4. I dazi, ossia i cespiti d’entrata per lo Stato.