Pagina:Leonardo prosatore.djvu/69

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Se bene, come loro, non sapessi allegare gli altori, molto maggiore e più degna cosa a leggere allegando la sperienza, maestra ai loro maestri. Costoro vanno sgonfiati e pomposi, vestiti e ornati, non delle loro, ma delle altrui fatiche; e le mie a me medesimo non concedano; e se me inventore disprezzeranno, tanto maggiormente loro, non inventori, ma trombetti e recitatori delle altrui opere, potranno essere biasimati.


È da essere giudicati e non altrementi stimati li omini inventori e ’nterpreti tra la natura e gli uomini — a comparazione de’ recitatori e trombetti delle altrui opere — quant’è dall’obbietto fori dello specchio alla similitudine d’esso obbietto apparente nello specchio, che l’uno per sè è qualche cosa, e l’altro è niente. Gente poco obrigate alla natura, perchè sono sol d’accidental vestiti1 e sanza il quale potrei accompagnarli in fra li armenti delle bestie.

Lode dell’esperienza.

La esperienza non falla, ma sol fallano i nostri giudizi promettendosi di lei cose che non sono in sua potestà.

A torto si lamentan li omini della isperienza, la quale con somme rampogne quella accusano esser fallace. Ma làsciano2 stare essa sperienzia, e voltate

  1. Vestono la lor mente ignuda di pensieri presi, per caso, agli altri, oltraggiando la natura umana che vuole ognuno lavori col proprio cervello.
  2. Lascino. Nota il passaggio improvviso dalla terza alla seconda persona, dovuto all’improvviso accendersi dello sdegno.