Pagina:Leonardo prosatore.djvu/90

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campanile, e crescieva la sommità come i rami di gran pino, e si piegava poi nel contatto del vento, che passava sopra i monti.

Nuvole sul lago Maggiore.

... già sopra a Milano, inverso lago Maggiore, vidi una nuvola in forma di grandissima montagnia, piena di scogli infocati, perchè li razzi del sole, che già era all’orizzonte che rosseggiava, la tignea del suo colore; e questa tal nugola attraeva a sè tutti li nugoli piccoli, che intorno le stavano; e la nugola grande non si moveva di suo loco, anzi riservò nella sua sommità il lume del sole insino a una ora e mezzo di notte, tant’era la sua immensa grandezza; e infra due ore di notte1 gienerò sì gran vento, che fu cosa stupente, inaudita; e questo fece nel riserrarsi, che l’aria, che infra quella si rinchiudeva, essendo premuta dalla condensazione del nugolo, rompea e fuggìa per le parte più debole, scorrendo per l’arie con ispesso tumulto, facendo a similitudine della spugnia premuta dalla mano sotto l’acqua, della quale l’acqua, di che era imbeverata, fuggia infra le dita della man che la premea, fuggendo con impeto infra l’altra acqua. Così faciea il nugolo, ricacciato e ristretto dal freddo che lo vestia, scacciando l’aria con impeto di sè...

  1. Contavasi dodici ore il giorno, e dodici ore la notte; la sesta di giorno era mezzodì, la sesta di notte mezzanotte. Perciò l’una e mezza di notte corrisponde alle nostre diciannove e mezza, e le due alle venti.