Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/116

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r io CANTI l’indomito mio cor. Narra che prima, e spero ultima certo, il ciglio mio supplichevol vedesti, a te dinanzi 95 me timido, tremante (ardo in ridirlo di sdegno e di rossor), me di me privo, ogni tua voglia, ogni parola, ogni atto spiar sommessamente, a’ tuoi superbi fastidi impallidir, brillare in volto 100 ad un segno cortese, ad ogni sguardo mutar forma e color. Cadde l’incanto, e spezzato con esso, a terra sparso il giogo: onde m’allegro. E sebben pieni di tedio, alfin dopo il servire e dopo 105 un lungo vaneggiar, contento abbraccio senno con libertà. Che se d’affetti orba la vita, e di gentili errori, è notte senza stelle a mezzo il verno, già del fato mortale a me bastante 110 e conforto e vendetta è che su l’erba qui neghittoso immobile giacendo, il mar la terra e il ciel miro e sorrido.