Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/195

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DEDICHE, NOTIZIE, ANNOTAZIONI 189 « Conciossiaché di tesoro non possa alcuno pur col Re solo con¬ trastare». Angelo eli Costanzo nel centesimoseconclo Sonetto: « Accrescer sento, e non già venir meno II duol, né posso far si che contrasti Con la sua forza, o che a schernirsi basti II cor del suo vorace aspro veneno ». IV, 3. A te cui fato aspira [v. 48] benigno. I vari usi del verbo « aspirare » cercali nei buoni scrittori la¬ tini e italiani; ché se ti fiderai del Vocabolario della Crusca, giu¬ dicherai che questo verbo propriamente e unicamente significhi « desiderare e pretendere di conseguire », laddove questa è forse la più lontana delle metafore che soglia patire il detto verbo. E ti farai maraviglia come Giusto de’Conti (•) pregasse «Amore che gli affrancasse e aspirasse la lingua», e come il Molza(2) dicesse che la «fortuna aspirava lieto corso ad Annibai Caro», e il Ru- cellai che « il sole aspira vapori caldi » e che « il vento aspira il freddo boreale » (3) e che « l’orto aspira odor di fiori e d’erbe » (4), e come Remigio Fiorentino (avverti questo soprannome) scrivesse in figura di Fedra(5): «Il qual si come acerbamente infiamma Il petto a me [parla d’Amore], cosi benigno e pio A tutti i voti tuoi cortese aspiri». E prima(6) avea detto parimente d’Amore: «Cosi benigno A i miei bei voti aspiri». Similmente dice in persona di Paride(7): «Né leve aspira A l’alta impresa mia ne¬ gletto nume». E in persona di Leandro (8>: «O benigna del ciel notturna luce [viene a dir la luna], Siami benigna ed al mio nuoto aspira». Cosi anche in altri luoghi (9). (1) Bella mano, canz. 1, stanza I. (2) Son. « Voi cui Fortuna lieto corso aspira ». (3) Api, v. 159- (4) V. 404- (5) Epist. /Kd’Ovid., v. 309. (6) V. 40. (7) Ep. XV, v. 51. (8) Ep. XVII, v. 130. (9) Ep. XV, vv. 70 e 392.