Pagina:Leopardi, Giacomo – Operette morali, 1928 – BEIC 1857808.djvu/246

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240 operette morali


Pag. 15 linea 18 M.F. piú che veruno altro,
» 33 M.F. Amore figlio di Venere
» 36 M.F. tutti i Numi la tua nativa pietá)
16 5 M.F. da trasformazioni e diverse frodi
» 7 N. di questo Iddio.
» 12-13 M.F. Qualora viene in sulla
» 14-15 M.F. per alcun breve spazio;
» 23 M.F. consente di poterneli compiacere.
» 28 M.F. a tutti gli altri mortali,
» 33 M.F. di poter contrastare agli Dei.

dialogo d’ercole e di atlante.

Pag. 18 linea 8 M.F. questo mantello che io porto
» 10 M.F. pallotta
» 19 M.F. meno di prima; eccetto che il sole, pensando che fosse una focaccia, non l’abbia cotta in modo che, sfumata via l’umiditá sia calato il peso. — Atlante. Ch’io sappia, il sole non ha piú forza oggi che prima, e certo che il mondo non è piú caldo che per l’addietro. Ma della leggerezza te ne puoi certificare solo che tu lo voglia.
19 9 M.F. se non che potrá esser circa a due secoli che io lo portai, ecc.
» 13 M.F. l’epitaffio che gli dovessi mettere.
» 22 M.F. ogni volta che voleva,
20 4-5 M.F. e tu il gabbano,
» 13 M.F. figlio d’un poeta,
» 28 M.F. con Andromeda e Calisto e le altre
21 18 M.F. piú che un mellone.
» 34 M.F. ammessoci come buon cortigiano... Questo poeta, che è bassotto e panciuto, beendo, come fa la piú parte del tempo, non mica nettare che gli sa di spezieria, ma vino che Bacco gli vende a fiasco per fiasco, va canticchiando
22 22-3 M.F. ’uomo giusto non ha paura