Pagina:Leopardi, Giacomo – Operette morali, 1928 – BEIC 1857808.djvu/44

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38 operette morali


Farfarello. Un impero grande come quello che dicono che Carlo quinto si sognasse una notte?

Malambruno. No.

Farfarello. Recare alle tue voglie una donna piú salvatica di Penelope?

Malambruno. No. Ti par egli che a cotesto ci bisognasse il diavolo?

Farfarello. Onori e buona fortuna cosí ribaldo come sei?

Malambruno. Piuttosto mi bisognerebbe il diavolo se volessi il contrario.

Farfarello. In fine, che mi comandi?

Malambruno. Fammi felice per un momento di tempo.

Farfarello. Non posso.

Malambruno. Come non puoi?

Farfarello. Ti giuro in coscienza che non posso.

Malambruno. In coscienza di demonio da bene?

Farfarello. Sí certo. Fa conto che vi sia de’ diavoli da bene come v’è degli uomini.

Malambruno. Ma tu fa conto che io t’appicco qui per la coda a una di queste travi, se tu non mi ubbidisci subito senza piú parole.

Farfarello. Tu mi puoi meglio ammazzare, che non io contentarti di quello che tu domandi.

Malambruno. Dunque ritorna tu col mal anno, e venga Belzebú in persona.

Farfarello. Se anco viene Belzebú con tutta la Giudecca e tutte le bolge, non potrá farti felice, né te né altri della tua specie, piú che abbia potuto io.

Malambruno. Né anche per un momento solo?

Farfarello. Tanto è possibile per un momento, anzi per la metá di un momento, e per la millesima parte, quanto per tutta la vita.

Malambruno. Ma non potendo farmi felice in nessuna maniera, ti basta l’animo almeno di liberarmi dall’infelicitá?

Farfarello. Se tu puoi fare di non amarti supremamente.

Malambruno. Cotesto lo potrò dopo morto.