Pagina:Leopardi, Giacomo – Pensieri, Moralisti greci, 1932 – BEIC 1858513.djvu/134

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in quanto ai costumi, sieno riputati buoni e bennati, riescono di tanto maggiore utilitá che non fanno gli altri sopraddetti, quanto che questi gli spronano allo studio del dire, quelli danno ordine e modo ai loro costumi. Onde io per tal cagione appigliandomi a questo secondo genere di scrittura, intendo proporti a quali cose debbano i giovanetti volgere il desiderio, quali azioni schifare, con quali uomini usare, come governare la loro vita. Ed abbi per fermo che solo per questa via la quale io m’ingegnerò di mostrarti, sono potuti gli uomini veramente giungere alla virtú, bene assai piú pregevole e piú durabile che qualunque altro. La bellezza o per etá si consuma o si guasta per malattia. La ricchezza serve piú alla tristizia ed alla dappocaggine che alla bontá ed al valore, come quella che dá luogo ed agio al vivere ozioso e che invita i giovani alle voluttá del corpo. La forza congiunta colla saviezza suole essere di profitto, ma divisa da quella è usata piuttosto di nuocere a chi la possiede; e come ella adorna il corpo di chi la esercita, cosi reca impedimento alla coltura dell’animo. Sola di tutti i beni la virtú vera e pura invecchia insieme con quelli nei quali nata, crebbe altresi con loro; questa vai piú che la ricchezza, fa piú frutto che la nobiltá; per questa si rendono possibili quelle cose che sono impossibili altrimenti; quelle che sono spaventose alla moltitudine, essa intrepida le sostiene; reputa la oziositá vergogna, l’affaticarsi lode. Ciò si comprende agevolmente dalle imprese d’Èrcole e di Teseo, la virtú dei quali fece le opere loro tanto gloriose, che la memoria di quelle anco dall’eternitá intiera non potrá essere spenta. Ma oltre di questo, se tu ricorrerai col pensiero i costumi e i portamenti di tuo padre, avrai per tal modo un bello e domestico esempio di quello a che io mi propongo di confortarti. Perocché tuo padre non ebbe in piccolo conto l’essere virtuoso, non visse una vita pigra e codarda, anzi esercitava il corpo colle fatiche, coll’animo sosteneva fortemente i pericoli. Non amava le ricchezze fuori di modo, ma usando come mortale i beni che aveva, a un medesimo tempo teneva tanta cura delle cose sue, come se fosse stato immortale. Non