Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/48

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42 canto iii.

Stanca ed arida terra,
Scese nel core, onde privato, inerme,
(Memorando ardimento) in su la scena
160Mosse guerra a’ tiranni: almen si dia
Questa misera guerra
E questo vano campo a l’ire inferme
Del mondo. Ei primo e sol dentro a l’arena
Scese, e nullo il seguì, chè l’ozio e ’l brutto
165Silenzio or preme a i nostri innanzi a tutto.

     Disdegnando e fremendo, immacolata
Trasse la vita intera,
E morte lo scampò dal veder peggio.
Vittorio mio, questa per te non era
170Età nè suolo. Altri anni ed altro seggio
Conviene a gli alti ingegni. Or di riposo
Paghi viviamo, e scorti
Da mediocrità: sceso il sapiente
E salita è la turba a un sol confine,
175Che ’l mondo agguaglia. O scopritor famoso,
Segui; risveglia i morti,
Poi che dormono i vivi; arma le spente
Lingue de’ prischi eroi; tanto che in fine
Questo secol di fango o vita agogni
180E sorga ad atti illustri, o si vergogni.