Pagina:Leopardi - Idilli, manoscritto, Napoli, 1819-1821.djvu/9

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Vano è ’l saper quel che natura asconde
A gl’inesperti de la vita, e molto
                                                cieco
A l’immatura sapienza il [folle]
Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,
Taci taci, diss’io, che tu mi schianti
Con questi detti il cor. Dunque se’ morta,
                           ,                           ,
O mia diletta[?] ed io son vivo[?] ed era
Pur fisso1 in ciel che quei sudori estremi2
Cotesta cara e tenerella salma3
Provar dovesse, a me restasse intera
Questa misera spoglia? Oh quante volte
In ripensar che più non vivi, e mai
Non avverrà ch’io ti ritrovi al mondo,
Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa
Che morte s’addimanda? Oggi per prova
Intenderlo potessi, e ’l capo inerme
A gli atroci del fato odii sottrarre.
Giovane son, ma si consuma e perde
La giovanezza mia come vecchiezza;
La qual pavento, e pur m’è lunge assai.
Ma poco da vecchiezza si discorda


  1. fisso. past. fido At. 1. Coro stanza 4.
  2. (angosce esterme), di traverso sul margine destro.
  3. (vaga, delicata), di traverso sul margine destro.