Pagina:Leopardi - Operette morali, Chiarini, 1870.djvu/35

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

DIALOGO

xxxj


che il pensiero divino sia qualcosa di simile all'umano; che abbia, in grado infinitamente maggiore e perfettissimo quanto volete, qualità della stessa natura; perchè se io gli attribuirò qualità al tutto diverse e stranissime dal pensiero nostro, io ne farò qualche cosa a cui si converranno tutt'altri nomi che quelli di mente e pensiero. E quando io gli attribuisco la facoltà di creare, e di ciò faccio la sua essenza, egli sarà tutto ciò che volete, ma non sarà pensiero, giacchè il pensiero, quale lo conosciamo noi, non ha coteste facoltà. È falso dire, come fate, che i materialisti non vogliono vedere nell'universo che la materia, e negano il pensiero, perchè non li persuade la spiegazione che voi date dell'una e dell'altro. Nega forse il moto di un orologio, chi dice ch'esso è il risultato di vari ordigni ingegnosamente combinati? — Ma il pensiero è più nobile della materia— E sia: forse perchè il profumo è ciò che fa più pregevole il fiore, direste voi che questo è prodotto da quello? e che negherebbe il profumo chi osasse affermare il contrario? Certamente, è qualche cosa di grande e meraviglioso nella potenza che l'uomo ha di pensare. Chi non sente ciò? Chi oserebbe negarlo? Limitato nello spazio e nel tempo, il pensiero dimostra pure all'intelletto umano la necessità dell'eterno e dell'infinito; e l'intelletto dinanzi a questa idea che non può comprendere, si smarrisce. Vedete la piccolezza nostra! Ciò che il nostro pensiero si mostra più grande è altresì ciò che fa accorto l'uomo della ignoranza e nullità sua in faccia all'universo. L'eterno e l'infinito sono cose di cui non puoi dubitare, dice a sè stesso il pensiero; ma invano cercheresti d'intenderle. E quando, scioccamente superbo, l'uomo vuol darsi ragione