Pagina:Leopardi - Operette morali, Chiarini, 1870.djvu/38

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xxxiv

CHIARINI


magnetismo; e pure nessuno, e nemmeno voi, caro amico, osereste dire che il moto dell'orologio durerà anche dopo guasti li ordigni di esso, che durerà la luce consumata che sia la candela, che cessato il contatto dei corpi onde producevasi, non cesserà il fenomeno elettrico ed il magnetico. Anche l'argomento pel quale avete nominato Platone, tuttochè specioso, non prova niente contro le dottrine leopardiane; anzi può ritorcesi contro le vostre. Sta bene che i concetti di un libro procedono dalla mente dello scrittore, non da quei segni convenzionali che li rappresentano materialmente sulla carta. Ma ditemi un poco; cotesti pensieri che non hanno niente di corporeo, che sono semplici come la mente che li produsse, e dovrebbero quindi, per le vostre dottrine, essere incorruttibili ed immortali com'essa, sono veramente cosiffatti? Ditemi, che cosa diventano essi, distrutti i libri nei quali vivono? Esistono forse ancora quei pensieri, che pure dovettero essere mirabili, di tante canzoni di Saffo, di Simonide e d'altri poeti della greca antichità, le opere dei quali andarono perdute? Noi non diciamo veramente che il pensiero procede dalla materia, che cioè la materia pensa; ma che dalla materia posta in certe particolari condizioni e organata in un dato modo, per virtù di quella forza misteriosa che muove e governa l'universo si svolge il pensiero. Appunto a quel modo medesimo che dalla materia posta in altre condizioni si producono per virtù della stessa o di altre forze il moto, la luce, il suono, il calore, l'elettricità, il magnetismo; e a quel modo che dalla diversa combinazione delle ventiquattro lettere dell'alfabeto vengono fuori, per virtù dell'ingegno umano, la Commedia di Dante e i sonetti del Berni, e