Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/20

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affrettavasi a mandargli la nota dei molti errori incorsi nella stampa fiorentina, insistendo nel desiderio che lo Stella si assumesse l’edizione del libro intero; che il 26 si disponeva a inviargli: «Debbo però pregarla caldamente di una cosa. Mi dicono che costì la Censura non restituisce i manoscritti che non passano. Mi contenterei assai più di perder la testa che questo manoscritto, e però la supplico a non avventurarlo formalmente alla Censura senza un’assoluta certezza, o che esso sia per passare, o che sarà restituito in ogni caso»1. E il prezioso manoscritto partì infatti sulla fine del mese per Milano2, e lo Stella potè il 13 maggio informare l’autore d’averlo ricevuto; e il 27 gli scriveva: «Nei brevi ritagli di tempo che mi restano, vo leggendo le Operette sue morali, le quali quanto mi allettano... altrettanto temo che trovar debbano degli ostacoli per la Censura. Forse il rimedio potrebbe esser quello di darle prima nel Ricoglitore per poi stamparle a parte, e in fine fare una nuova edizione di tutte in piccola forma»3. Ancora uno smembramento delle care Operette? La proposta ferì al vivo l'animo del Leopardi, che, a volta di corriere, il 31 rispose: «Se a far passare costì le Operette morali non v’è altro mezzo che stamparle nel Ricoglitore, assolutamente e istantemente la prego ad aver la bontà di rimandarmi il manoscritto al più presto possibile. O potrò pubblicarle altrove, o preferisco di tenerle sempre inedite al dispiacer di vedere un’opera che mi consta fatiche infinite, pubblicata a brani...»4. Furono infatti pubblicate in volume l’anno seguente, come l’autore ardentemente desiderava, conscio dell’organicità del corpo di tutte le venti operette, nate come venti capitoli di un'opera sola.
 All’unità della quale ei certamente mirò nell’ordinamento definitivo che fece delle singole parti, quando le ebbe condotte a termine tutte. Abbiamo veduto come tenesse a rilevare e attri-

  1. O. c., II, 131.
  2. O. c., II, 133.
  3. O. c., III, 346.
  4. O. c., II, 140.