Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/273

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209 — ili amanti infelici, gittandosi dal sasso di Santa Maura [che allora si diceva di Leucade) giù nella marina, e scam- Dandone ; restavano, per grazia di Apollo, liberi dalla pas¬ sione amorosa. Io non so se egli si debba credere che ottenessero questo effetto; ma so bene che, usciti di quel 5 pericolo, avranno per un poco di tempo, anco senza il favore di Apollo, avuta cara la vita, che prima avevano in odio ; o pure avuta più cara e più pregiata che innanzi. Ciascuna navigazione è, per giudizio mio, quasi un salto dalla rupe di Leucade; producendo le medesime utilità, 10 ma più durevoli che quello non produrrebbe ; al quale, per questo conto, ella è superiore assai. Credesi comunemente che gli uomini di mare e di guerra, essendo a ogni poco in pericolo di morire, facciano meno stima della vita propria, che non fanno gli altri della loro. Io per lo stesso rispetto 13 giudico cha la vita si abbia da molto poche persone in tanto amore e pregio come da’ navigatori e soldati. Quanti beni che, avendoli, non si curano, anzi quante cose che non hanno pur nome di beni, paiono carissime e prezio¬ sissime ai naviganti, solo per esserne privi! Chi pose mai 20 nel numero dei beni umani 1 avere un poco di terra che li sostenga? Niuno, eccetto i navigatori, e massimamente noi, che per la molta incertezza del successo di questo viaggio, non abbiamo maggior desiderio che della vista di un cantuccio di terra; questo è il primo pensiero che ci si 25 3 A scampandone, — restavano — Apollo — 5 A effetto, — 8 A odio, — 10 A Leucade, — 11 A quale — 12 A conto — 13 A guerra — 17 AM da 1 dalla rupe [roccia] di Leucade giù nel mare, per grazia di Apollo erano liberati — 8 cara e fattane pili stima che innanzi [cara e pili pregiata che avessero] — 1 l non potrebbe produrre — 13-4 guerra facciano — propria, essendo a ogni poco in pericolo di perderla, che non — 18 posse¬ dendoli — 20 perché ne sono [son] privi — 21 alquanto di terra — 23 la incertezza — 23-4 questa navigazione — 24-5 che di veder terra Leopardi