Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/395

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331 — barbara manza per tutta 1' India fra gl* idolatri, d’ abbruciarti vive le megli, in tettimonianza di fedeltà e legno d’amore, co* cadaveri de mariti. Ella è solennità che li celebra più o men pompota, secondo la qualità delle mogli nobili e ricche, o povere e del volgo. Che i’ ella è donna di qualche affare, non ti gitta in quel medesimo fuoco dove è il marito, ma mentre egli arde, ella quivi innanzi tutta icapigliata e dolente strilla a gran voci, ti streccia i capegli e i panni, e si dibatte e schiamazza e piange alla disperata ». Poi in giorno destinato, « compare il più che mai fotte abbigliata, e io ricchi panni, e con indetto quanto ha di gioielli, e perle, e ogni altra simil cosa di pregio, carica più che ornata : e messa sopra un cavai bianco.... a tuon di nacchere e trombe, accompagnata da tutto il parentado, che anch' egli come a gran tolennità è pompoiamente vestito, dà una lunga volt* per le più fre¬ quentate vie della città: indi ti etee al campo, colà dove le ceneri del marito, non ancor lotterrate, l’aspettano. Quivi è apparecchiata una fotsa, profonda poco più di quanta è 1* altezza d’ un uomo, e larga quanto alta, piena fino al tornino di prezioti legni per lo ioave odore che gittano, sandalo, aquila, aloè, si come ad ognuno il comportano le sue ricchezze. A un lato d‘ essa e su P orlo v’ ha un palco, sopra cui ella sale per mettersi in veduta del- P infinito popolo che vi s'aduna : e coti alta, in prima tre volte tutta intorno si gira, e mostrasi agli spettatori, poi, ferma incontro all* Oriente, lieva su verso il cielo le braccia, e tre volte s’inchina. Ciò fatto, comincia a torsi di dosso tutti que* suoi adornamenti di gioie e d‘ ori, e fra* figliuoli e parenti suoi li ripaite: e fallo, non che senza in volto sembiante o color di smarrita, molto meno d* addolorata e piangente, ma con un’ aria tanto giuliva e serena, che sembra doversi gittare a volo verso il paradito. Vero è che le più d’esie beono innanzi una gran tazza di non io qual famoio licore che le inebbria e toglie più che mezze di isnno, tal che ve n' ha di quelle, che ballano per intorno alla fossa, e fan mille tripudi da pazze. Cosi rimasa in un guamello sottile, che la cuopre sol dalla cintola alle ginocchia, mentre il lacerdote d' alcun de' loro idoli mette fuoco nella itipa, ella li volta agli uomini, e in voce alta e franca dice loro: — Mirino quanto il dover vuole che pregino e che riamino le loro mogli, alle quali è più caro il morir con essi, che il vivere senza essi. — Indi alle donne: — Imparino coinè debbano esser fedeli a’ loro mariti. — Cosi detto, si lieva in capo una bell’ urna piena d’ olio, o di balsamo se ne ha, e con essa di lancio si gitta in mezzo alle fiamme: e nel medesimo istante i figliuoli e i parenti ch<? quivi t\.r. d*attorno, le versan sopra ciascuno un vaso d* alcun simil licore ; onde in brevissimo spazio arde e si fa cenere ». Pag. 76, 6-9 - Per Lucrezia e Virginia cfr. la Canz. Nelle nozze della sorella Paolina, 76-105. Le figliuole di Eretteo s’immolarono per placare