Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/123

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vi. scherzi epigrammatici 117

     Un serpe mi trafisse
alato, picciolin,
«ape» dal contadin
chiamar l'udii. —
     Venere a lui: — Se tanto
da un'ape hai tu dolor,
qual fia quel di color,
che tu piagasti?


VII

IL PREDATORE DI FAVI

Idillio di Teocrito.


     I biondi favi cerei
predava Amore un di,
quando maligna pecchia
a lui la man feri.
     E il polpastrello al misero
del dito trapassò,
e fitto in esso il pungolo
improvvida lasciò.
     Amor si torce e smania
all'inusato duol,
soffia sul dito roseo,
batte col piede il suol.
     Corre piangendo a Venere,
gettasi a lei nel sen,
mostra la man che brucia,
— Ah, dice, io vengo men. —
     Lagnasi che si picciolo,
si debole animai
risvegli si gran doglia,
cagioni si gran mal.