Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/233

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Ili - TELESILLA non amai sempre infin ch’io non ti vidi? Ma un’ombra veramente è quell’affetto, ch’io gli portava, e ch’io gli porto ancora, appresso al tuo, che, più eh’ io ci ripenso, più veggio ch’altro mai non proveronne che gli somigli, e ch’ella è cosa nova né spiegar non si puote. Oh! se vedessi questo mio core! TELESILLA E questo? GIRONE O mia beltade, quant’è che quest’affetto in sen ti nacque? TELESILLA Gran tempo. GIRONE E non ne desti alcun segnale? TELESILLA Io mi credea d’averne dato assai, e temea che palese il tutto fosse, anzi che tu ’1 sapessi, e non per questo ti calesse di me. GIRONE Questo ti parse, o poverella? Ed io come sovente, immaginando quel ch’era pur vero, dissi: — Quest’è un inganno del desio! — Quanti giorni passai molto più lieti eh’ io non so dir, credendomi aver visto alcun segno di bene, e quanti neri,