Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/240

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II - VERSI FRAMMENTI E ABBOZZI m’avessi posta in cor: ma non ti seppi dir se non pochi motti ; e rozzi poscia mi parver sopra modo, e tu lor nulla badar m’eri sembrato, onde un immenso dolor sostenni. E da quel di mi fosti sempre a cor, né di te la notte o ’1 giorno pensier mi venne mai senza travaglio. E ancor non m’avvedea che fosse amore; né me n’avvidi altro che tardi. GIRONE O mia povera Telesilla! or vedi come ne celava il destín quel che si dolce fora stato a saperlo. Io quanto oprai quel di, per te l’oprai, né cosa alcuna ebbi tuttora in mente, altro che quindi aver tu mi dovessi in qualche pregio, e que’ sudori e que’ perigli estremi e quel mio sangue ti movesse alquanta compassion di me; tal che, s’io fossi a la presenza tua caduto e morto, mi fora stato caro, avendo speme che tu dicessi: —Oh come se n’è ito °gg* Quel meschinello ! — E rivolgendo di sotto la visiera ogni momento il guardo a la finestra ove ti stavi, quand’eri attesa a rimirarmi, in tutto, quasi rinnovellata la persona, il travaglio e l’angoscia io mi scordava, e crescendo la forza e l’ardimento dicea: — Forse or colei si maraviglia; qui certo ella dirà: — Com’egli è prode! — Chi sa che in riguardarmi un qualche affetto non la tocchi? — E due volte o tre eh’ io t’ebbi vista batter le mani, io non sapeva