Pagina:Lettera al canonico Giuseppe Ballario.pdf/5

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vita. Mi fu un vero colpo di sorpresa, provai una gioia soave in me, non poteva tenermi dal ridere. La sequela fu poi più trista. Quando mi trovai solo, nel silenzio ed oscurità della notte, ritornandomi tale vista in mente destossi in me una catena di pensieri, vedendo come presenti da un lato la floridezza della mia patria, dall’altra l’orridezza delle regioni polari. Quindi una pressante tentazione di ripatriare.

Perchè andrei ancora in quelle orride regioni ove non apparisce traccia della divina benedizione sulla natura? Perchè non me ne ritornerei in patria ove la ricchezza naturale affacciasi d’ogni lato, ed ove l’espressione di tutto e di tutti è un inno continuo al Creatore? Perchè strapparmi al consorzio di persone che sarebbero liete d’avermi vicino per andar fra gente che ha contro di me una prevenzione odiosa? Forse che non posso predicare e lavorare anche in patria? Forsechè i miei concittadini non hanno anche un’anima alla cui salute posso concorrere? Colà tutto è bello, tutto è piacevole, soave, tutto è grande!..... Vergogna! Balzai in piedi, preparai il mio baule ed al mattino per tempo partii per Copenaghen a cercar qualche vascello che ci portasse alle Isole Ferroè. Non ne trovai, si dovette aspettare. Frattanto le Suore di Carità di Copenaghen, che sono tutte savoiarde, mi richiesero di dar loro gli esercizi spirituali che non avevano fatto da due anni ed i preti del luogo non sanno il francese. Accettai. Tre prediche al giorno in francese per dieci giorni mi ristorarono; tali esercizi fecero del bene anche a me.

Quindi fui richiesto di predicar nella chiesa in francese ed in inglese, ciò che feci in due domeniche successive, previo avviso sui fogli pubblici. I cattolici francesi ed inglesi ivi domiciliati vennero a compir i loro doveri religiosi.

Dovetti poscia predicar in tedesco perchè uno dei preti del luogo era assente; ma in questo fui brevissimo perchè non mi sento abbastanza in possesso di questa ricchissima lingua. Questo predicare mi rimise in gamba, perchè sul pulpito io mi sento sempre rinvigorire. Due vascelli che partirono per Ferroè non ci vollero prendere perchè si seppe che eravamo preti cattolici. Aspettando ancora mi misi a scrivere una parabola che contenesse un’idea sostanziale della differenza tra cattolicismo e protestantismo dalla loro origine fino a noi. La materia mi cresceva tra le mani e non potei finirla prima di partire. Un terzo vascello si presentò; fummo più cauti e ci accordammo. Il capitano non s’accorse affatto di ciò che noi eravamo.

Partimmo da Copenaghen il 1° ottobre, benchè il giorno assegnato fosse già trascorso da varii giorni, ma non potendo salpare per mancanza di vento. Il vascello si chiamava Fortuna, un piccolo vascello di un solo albero. Il nostro viaggio che, se avessimo avuto buon vento, non avrebbe dovuto durar più di otto giorni, durò ventidue giorni, ed ebbe tutte le vicende della navigazione nel mar del Nord e della stagione equinoziale. Ogni giorno ebbimo pioggia quasi continua. Talora stavamo del tutto immobili perchè non vi era