Pagina:Lettera al canonico Giuseppe Ballario.pdf/7

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
 
 
7


molte voci ed un correre su e giù sul ponte. M’alzo sul gomito ed intento l’orecchio tutto palpitante; non poteva capire che cosa dicessero.

Dopo pochi istanti s’apre la buca del cabino, e la voce del Capitano ci grida «su anche voi altri ad aiutare, oh là!» Balzo in piedi, mi slancio fuori della buca, e nell’oscurità senza veder nulla dico «che cosa devo fare, Capitano?» «tenetevi pronti a basso, risponde, se fa bisogno vi chiamerò.» Ridiscendo, sveglio il mio compagno che ancora dormiva tranquillamente, e lo avverto della nostra posizione. Incerti, sospesi, palpitanti! aspettavamo. Quanti pensieri, mi s’affacciarono alla mente in quegli istanti! che questo fosse in punizione d’essermi fermato troppo sulla tentazione di ripatriare? Oppure che non fosse una tentazione, ma un’ispirazione buona, un avviso? Che la mia vocazione non sia d’andar a predicare agli Iperborei, e che l’andarci a fronte di ostacoli sia una temerità da non permettersi?

In tali momenti il migliore rifugio è la preghiera; la migliore risorsa, il coraggio: a questi mezzi m’appigliai. Come devono essere penosi i sentimenti di coloro che la società manda a morte mentre sono in salute! come deve essere terribile l’impressione che prova il soldato che in campo ode i primi colpi di cannone e le grida dei primi compagni feriti! Non ho io forse peccati che meritano grave castigo? Non sono io soldato di Cristo?.... S’udì di nuovo alla buca del cabino la voce del Capitano che ci gridò «tranquillatevi, non c’è più pericolo

Al mattino seguente tutti i marinai erano intenti a rappezzar le vele che erano lacere come uno stendardo dopo la battaglia. Che cosa fu dunque nella scorsa notte? Il capitano ci narrò che eravamo incappati senza accorgercene fra gli scogli Grief-Skerry che trovansi a 60° 20” lat. N. ed all’Est di Shetland, e che ne eravamo usciti salvi come per miracolo. Se si considera il numero dei bastimenti che ogni anno si perdono in questi mari, pare proprio un miracolo che ne siamo usciti salvi.

Alfine, dopo altri nove giorni di viaggio, ora correndo ora stando fermi come prima, arrivammo a Thorshavn, città o villaggio principale delle 17 Isole Ferroè.

Alla consegna del nostro passaporto si venne a conoscere, che eravamo i Missionari Cattolici, che avevamo già prima cercato di venire. Il Governatore si mise a far faccia seria dicendo che se si divulgasse, egli temerebbe una sollevazione in massa della popolazione. Ma questo ci spaventa meno di una burrasca di mare, poichè agli uomini anche furenti si può parlare; ma i flutti non odono ragione, salvo che Dio volesse concederci di quei poteri straordinarii, che solo concede nell’esecuzione dei suoi più grandi disegni, e che sono straordinarii appunto perchè non sono concessi ordinariamente.

Qui la popolazione è Luterana. Ma sono i Luterani meno Luterani che io abbia mai veduto. In Chiesa hanno sull’altare il Crocifisso e candele; nelle case hanno quadri e statuette di Madonne e di Santi. Domenica scorsa il