Pagina:Lettera sopra il canto de' pesci.djvu/8

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
 
VIII
 


prova con quegli argomenti, co’ quali prova il P. Bougeans il linguaggio generale delle bestie. E in verità, se la rondinella cinguetta, e il passero ciancia; perchè non potrà fare lo stesso la orata, e lo sgombro? In terzo luogo mi confidò, ch’egli possedeva la secreta scienza d’intendere appunto tal linguaggio, come quell’Enareto del Sannazaro, a cui essendo state leccate le orecchie da due Dragoni, mentre a notte fitta dormiva sdrajato fra le sue vacche, desto il mattino sull’alba intese perfettamente certa collocuzione, che tennero insieme la lodola pennacchiuta, il mansueto lucarino, il beccante frisone, e altri augelli: anzi pure come Appollonio Tianeo, e Melampo, e Tiresia, e Talete intendevano il linguaggio delle bestie a detta di Porfirio nel libro terzo. Ecco come andò la ventura sua. Passeggiava egli per sollazzo nella graziosa Sirmione Penisoletta del Benaco, la quale potè graziosamente, e delicatamente albergare le grazie stesse di Catullo. Quivi egli respirando quell’aere salubre, sottile, odoroso per cento furti fatti alle selvette degli aranci, e dei cedri, e sedendo sovra certa erbosa e morbida punta di terra, che verdissima entro alla limpida acqua del lago alquanto si distendeva, leggea sotto all’