Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/103

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96 lettere d’una viaggiatrice


dell’estero che accorsero, colà, e lavorarono, come nei tempi più belli di Venezia, lavorarono, in lunghe discipline, perchè la sua mostra di arte, essa sola, a parte quanto vi si è esposto, fosse un gioiello di beltà, di grazia, di eleganza; gioiscano tutti costoro che diedero prima a sè stessi, poi alla innumerevole folla sconosciuta, la gioia di parvenze squisite e allettatrici degli occhi e delle fantasie umane. E ne gioiscano, infine, di questo successo che ha echi lontani e sempre più profondi, tutti quei buoni figli di Venezia che, o da anni, o da poco tempo, si affaticarono, in tutti i modi, perchè la mostra di arte, anche in quelle cose che non appartengono all’arte, riescisse degna di quel gran nome della loro madre Venezia: e in tutte le forme della ospitalità, prodigarono le loro cure a tutti gli ospiti, noti ed ignoti, sovrani ed ambasciatori e folla, folla, infine, di ogni paese. Ma, sovra tutto, gioisca il maggior figlio di Venezia, il più ardente il più operoso, il più efficace figliuolo che abbia Venezia, io voglio dire Antonio Fradeletto! Anima di poeta, cuore di poeta, mente di poeta, tutto