Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/122

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

a verona 115

ellera. Ai due lati dell’antico cortile sono anche due poggiuoli di pietra, per sedere. Tutto è muto, tranquillo, in una pace che pari duri da secoli e il salice pare che vi fiorisca, vi sparisca e vi rifiorisca, da una infinità incalcolabile di tempo. Voi vi sedete sul poggiuolo: e, taciturno, sentite germogliare sul vostro scetticismo, sul gelo del cuor vostro, la speranza, che tutto non sia morto nel mondo e che l’amore vi viva.

Guardate quest’urna mortuaria: non solamente la sua pietra è disseminata di motti, di frasi, di nomi, di date, fittissime, le une nelle altre, alcune antichissime, cancellate dal tempo, altre di ieri, forse, ma tutta la sua cavità è zeppa di carte da visita e fra le carte da visita vi sono mazzolini di fiori secchi, alcuni aridi come la paglia, con un filo scolorito di seta che li lega, altri quasi inceneriti, che nessuno osa toccare, perchè cadrebbero in polvere. Sulle pareti, intorno, del cortiletto coperto, è una ressa di iscrizioni, di versi, di esclamazioni, sottolineate, firmate, da tutte le direzioni salienti, sovra sovra, e sulle stesse