Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/123

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116 lettere d’una viaggiatrice

pareti pendono coroncine di fiori che furon freschi, anni sono e che ora sono dei cadaveri di coroncine, poveri piccoli cadaveri di fiori, omaggio d’ignoto alla Grande Innamorata. Chi dirà mai che sono quei nomi, sulle mura, sulla pietra della tomba, sulle carte da visita? Chi li può ricordare? Sono di tutte le parti del mondo: sono di tutti i tempi: è una umanità sconosciuta, ma che ha vissuto, che è vivente, forse: è un torrente che è passato, di qui, per anni e che ha lasciato le sue tracce, un nome, una data, un motto, e via, via, lontano, per chi sà dove! E forse molti di essi vennero in Verona per caso e solo la consuetudine di tutto visitare in viaggio, li condusse alla tomba di Giulietta: e, forse, per molti di essi, la divina istoria di William Shakespeare era ignota o mai nota e, forse, solo pochissimi, o qualcuno, venne quì, espressamente, a salutare la dimora estrema della fanciulla di Verona. Ma tutti, viaggiatori lenti e frettolosi, touristi o uomini di affari, gente di passaggio dall’Austria in Italia, in ricerca di clima più temperato, in passaggio dall’Italia in Austria alla