Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/124

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a verona 117

ricerca di paesaggi diversi e di diverse civiltà, tutti quanti sentirono in questo silenzioso e vetusto cortile, fra queste pietre antiche, fra questi alberi tristi e solinghi, sentirono la parola dell’amore scuotere il loro cuore freddo, i loro sensi dormienti, la loro fantasia inaridita. La mia mano non osa toccare il cumulo alto delle carte da visite e solo i miei occhi si curvano, per leggere un nome, una cifra: i fiori gittati, fra le carte, chi oserà mai toccarli? Vengono da mani di donne, forse, o di giovinetti di creature che il dolore maturò più che gli anni: sono fiori dati da una speranza, da un rimpianto, da un inconsolabile rammarico. Chi mai li smuoverà, in loro espression di tenerezza, di pietà, di lagrime segrete? Uno di essi, forse, fu portato da una donna, da un uomo, forse i soli, forse gli unici che vennero apposta, qui, per inginocchiarsi ove Romeo cercò di rianimare la dormiente e per lui morta Giulietta: e questo mazzolino è il più sacro di tutti e noi non sappiamo quale esso sia, noi non sappiamo nulla, salvo che vi sono ancora degli innamorati, nell’universo, salvo che vi sono