Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/126

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a verona 119

ste vie larghe o anguste che noi percorriamo, indugiando e sognando? Forse che da uno di questi palazzi non è escito, in ora notturna, Romeo, per ronzare intorno alla casa della sua amata? Forse che uno di questi giardini non è quello? Forse che da una di queste porte non è escita, una mattina, Giulietta, per cercare il suo confessore e la sua morte? Forse che una di queste tombe, nel vecchio cimitero o nel nuovo, o in un cimitero scomparso di Verona, non è quella di Giulietta? Che importa, se sia quella, poichè una è, qui, in Verona? La tenera pietà dei veronesi, circondò di alberi e di fiori quella che è creduta l’urna funebre di Giulietta: la pietà e la emozione dei visitatori la colma di ricordi bizzarri, e di testimonianze strane. Varii scrittori di cose religiose, stabiliscono in punti differenti e lontani, il Calvario, a Gerusalemme: e ciò è indifferente al cuore del cristiano, che vi va in pellegrinaggio: il cristiano sa che in Sionne, sovra un colle, in un giorno livido e tempestoso, il Suo Signore morì: gli basta ciò. Le forme della vita, mutano; non la sua essenza.