Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/20

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nell’alma roma 13

poco; cercando, se abbiamo sentimento e coraggio, di riempire di bontà operosa, questo lento decadimento, acciò che il nostro passaggio non sia stato inutile per gli altri, per noi stessi. Morire un poco! È tanto vero, che noi ci leghiamo al passato con un ardor triste passionale, quello che si ha pei cimiteri, per le care tombe che non si possono visitare, per le bianche lapidi abbandonate e senza fiori: è tanto vero, che l’avvenire, al più forte, al più audace amator della Vita sembra una chimera che lusinga, che delude, che sparisce, neppure una chimera, ma un fantasma di chimera! E giacchè tutto questo è, giacchè i più rari come i più comuni atti dell’esistenza, i più alti come i più volgari atti, anche quelli che paiono vibranti di vitalità, anche quelli che sembra debbano sfidare il tempo, sono caduchi, giacchè nel compiere un’opera di vita, ancora, noi moriamo un poco, ed essa stessa morrà, perchè privarci di quell’acuto e penetrante piacere dello spirito, del corpo, dell’anima che è il viaggio, perchè privarci di questo diletto così mescolato con sapienza di tristezza, perchè privarci di questa ebbrezza, così mescolata di fatica