Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/449

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442 lettere d’una viaggiatrice

«Le bonheur? Quel bonheur?» insistetti, io. «La sante et la paix, madame, la paix» replicò l’altra, già andandosene. Ah sì sì, per le anime pure, per le anime candide, la felicità non consiste nel piacere, come tanti credono e come tanti chiedono..... Per chi entra in una di queste chiesette altissime, così vicine al Cielo, così scevre d’ogni vano ornamento, così fatte solamente per raccogliersi, per pregare, per chi piega le ginocchia sovra uno di questi grezzi banchi di legno, in una solitudine perfetta e augusta, per chi inchina il capo sulle mani e si mette ai piedi del Suo Signore, in un’ora di elevazione mistica schiettissima, la salute morale discende nell’anima malata, scacciandone le tristizie, le bassezze, le volgarità, gli impuri desiderii, le misere ambizioni. Dai modesti cristalli delle finestre, lo spettacolo solenne del paesaggio, esalta a un ideale vasto e puro: la beltà maestosa e austera delle cose, che un Dio possente e clemente ci elargì, fa vibrare di un muto entusiasmo tutto lo spirito: le immagini della Vita e della Morte, più nobili, più solinghe e più rigeneratrici invadono la fantasia: le