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Pagina:Letturecommediagelli.djvu/179

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LEZIONE NONA 139

lume naturale investigare i principii delle cose, disse questa degnità e questa massima: ch’ei non si poteva di nulla far cosa alcuna, ma ch’egli è necessaria alcuna materia di che farle. E di poi, per non voler procedere in infinito (il che è appresso di lui una cosa assurda) con dire ch’essa materia fusse fatta d’un’altra, e quella altra poi d’un’altra, egli ne pose una eterna, e chiamolla la materia prima; nella quale introducendo il cielo per mezzo degli agenti particolari ognora nuove forme, egli vuole che si generino di mano in mano continovamente le cose; la quale opinione è, come voi vedete, al tutto ribella e contraria, come dice il Poeta nostro, a la legge divina. Imperò che in quella è scritto, che Dio creò in principio il cielo e la terra di niente. E questo error nacque, per misurar questo filosofo la potenza del fabricator di questo universo con quella degli artefici umani, i quali non posson far cosa alcuna, se ei non hanno la materia di che farle, non potendo con esso suo intelletto (al quale ei pur disse una volta, costretto da la verità, che avveniva nel contemplare essa verità quello che avviene a’ pipistrelli e agli altri uccegli notturni nel ragguardare la luce del sole) conoscer come essa potenza divina potesse creare in un medesimo tempo la materia, le cose, il mondo e il luogo dove porlo. Della qual cosa non potendo ancora esser similmente capace il suo comentatore, disse che data la creazione del mondo, seguirebbe che questo luogo, nel quale egli è, fusse stato prima tutto quel tempo vòto. E perchè secondo la natura non si concede il vacuo, egli chiama per tal cagione noi altri cristiani semplici, creduli, o con altri nomi simili; senza accorgersi, che noi possiamo chiamar con molta più ragione e certezza lui cieco e mal capace del vero. Va dipoi più oltre. Voi trioverete che questo intelletto, discendendo a la generazione e a la corruzione delle cose particulari, dice ch’ei non si può generar cosa alcuna perfetta, senza lo agente univoco, cioè se non da uno il quale sia della specie medesima, come si fanno le imperfette, a la generazion delle quali bastando lo agente universale, si vede tutto il giorno generar da ’l calor del sole di putrodine infiniti animaletti imperfetti; e che dipoi quello che si corrompe, se bene la corruzione d’una cosa è sem-